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Autore: Antonio Mellea  | 22 August 2025

Considerazioni e spunti emersi durante l’AperiNIC di Bologna

Cosa hanno in comune la mappa delle partecipazioni azionarie e dei legami commerciali delle aziende della filiera del litio, lo studio del volo degli storni descritto dal fisico premio Nobel 2021 Giorgio Parisi, il ciclo di scene del “Matrimonio alla moda” dipinte dal pittore inglese William Hogarth a metà del Settecento e una foto della formazione del Barcellona FC della stagione 2023/2024?

E ancora: come tutto questo si lega con il project management?

Tutti questi stimoli hanno animato l’AperiNIC di giovedì 19 Giugno, ospitato nella suggestiva cornice di Irnerio10 a Bologna: una delle tappe del consolidato format del PMI Northern Italy Chapter che unisce la convivialità di un aperitivo informale all’approfondimento di temi attuali e complessi legati al Project Management. Un’occasione preziosa per confrontarsi, ritrovare colleghi e costruire nuove connessioni.

L’evento, moderato da Gianmaria Borgonovo, è stato promosso dal Branch North-Center che riunisce la comunità PMI nelle aree di Emilia-Romagna e Lombardia.

Relatore della serata Roberto G. Beretta, Project Manager in un importante gruppo assicurativo, analista, formatore ed esperto di AI generativa (certificato RAI). Ha conseguito un Master in Complexity Management e si occupa di pensiero sistemico. Cura una rubrica su ComplexAILAB e modera un gruppo LinkedIn sull’AI.

Gli esempi citati, emersi durante la serata, sono solo alcune delle molteplici manifestazioni della complessità che ci circonda ogni giorno: viviamo immersi in sistemi intricati, dove ambiguità, incertezza, imprevedibilità, rumore e disordine sono la norma più che l’eccezione.

Lungi dall’essere errori, derive, disallineamenti dalle nostre progettualità, gli esperti di pensiero sistemico e di complessità ci insegnano che quello che fatichiamo a definire diversamente da disagio, è in realtà parte integrante della dinamica dei sistemi fatti da tanti elementi diversi che interagiscono (sistemi complessi, appunto), generando retroazione nella relazione (feedback) e contribuendo a mostrare nel tempo fenomeni emergenti, per definizione non prevedibili a tavolino.

Un mondo complesso non si può più accontentare di spettatori interessati, ma richiede una accresciuta e affinata capacità di agire, sentendosi parte della situazione (problema?) che si è chiamati a risolvere.

Ma come fare?

Nella teoria della complessità, la legge di Ashby (o “legge della varietà necessaria”) postula che al crescere della complessità esterna di un sistema, sia necessario far crescere la complessità interna del sistema di controllo: ogni PM desideroso di gestire la complessità progettuale di oggi è quindi chiamato ad ampliare la propria prospettiva e ad accrescere conoscenza e competenza del pensiero sistemico e della teoria della complessità; serve maturare una capacità di leadership situazionale, arricchita dalla conoscenza di concetti come paradigma relazionale, peer interaction, feedback e feedforward, attrattori e patterns, fenomeni e comportamenti emergenti, ecc&hellip

Utili strumenti all’indagine e alla valutazione della situazione possono essere la matrice di Stacey, il Cynefin framework e le matrici del decision making situazionale.

E’ una strada da iniziare a percorrere, un cammino da iniziare, da scoprire giorno per giorno insieme ad altri professionisti, perché – come diceva il poeta Antonio Machado: “Caminante, non hay camino, se hace camino al andar”.

L’AperiNIC di Bologna ha offerto non solo spunti di riflessione, ma anche una rinnovata consapevolezza: nella gestione progettuale di oggi, affrontare la complessità non è più un’opzione, ma una necessità. Il Complexity Management si propone come una lente preziosa per leggere i sistemi in cui operiamo e prendere decisioni più consapevoli, efficaci, coerenti con le dinamiche reali.

Il valore dell’incontro non è stato solo nei contenuti, ma anche nel confronto tra i partecipanti provenienti da esperienze diverse ma accomunati dalla stessa sfida: imparare a navigare l’incertezza con strumenti nuovi, con apertura mentale e con uno spirito di continua evoluzione.

Perché, in fondo, come ogni cammino complesso, anche quello del Project Management richiede curiosità, pazienza e la volontà di imparare. Insieme, come comunità.