Autore: Luca Moiola | 1 August 2025
Lezioni sulla gestione di sé stessi dai campioni A.L.Svindal e L.Vonn
Le carriere di Aksel Lund Svindal e Lindsey Vonn, due tra i più vincenti campioni dello sci alpino, rivelano tre capacità fondamentali anche per un project manager: visione, disciplina e resilienza.
Durante una recente pausa caffè, una collega - conoscendo la mia passione per lo sci - mi ha prestato due biografie: quella del norvegese Svindal e quella dell’americana Vonn.
Lindsey, classe 1984, cresciuta in Minnesota, è una polivalente di altissimo livello e una fuoriclasse delle discipline veloci (discesa libera e superG), tra le pochissime atlete capaci di vincere in tutte e cinque le specialità dello sci alpino.
Aksel, nato nel 1982 vicino ad Oslo, si è fatto conoscere come combinatista e sublime scivolatore. E’ cresciuto nel solco dei grandi norvegesi, Aamodt e Kjus, suoi maestri e compagni di squadra, e ha trovato la sua massima espressione nella velocità, con discesa libera e superG come territori prediletti.
I loro palmarès, sommati, impressionano: 6 Coppe del Mondo Generali, 25 Coppe di Specialità, 118 vittorie in Coppa del Mondo, 3 ori olimpici, 7 ori mondiali e 34 titoli nazionali.
Vite e stili molto diversi, ma in pista ugualmente efficaci.
Filtrando le loro vicende con gli occhi di un project manager, ho individuato tre aspetti chiave che offrono spunti preziosi:
- Sognare in grande, pianificare lontano
Da adolescenti puntano ai Giochi Olimpici → impostano una programmazione a lungo termine (backward planning). - Emergere nella fatica quotidiana
Per brillare in mezzo a tanti atleti di talento serve un piano semplice e dedizione costante → conta l’execution del progetto, giorno dopo giorno. - Resistere agli imprevisti
Infortuni e difficoltà fisiche richiedono adattamento → entra in gioco il risk management: prevedere, gestire, reagire.
Ripercorrere questi momenti ci aiuterà a riflettere su strumenti e attitudini fondamentali anche nel project management.
1. La programmazione a ritroso
Conoscere la meta permette costruire a ritroso il percorso necessario e i passi principali per raggiungerla.
Un atleta che arriva in televisione ha già compiuto un lungo percorso. Apparire sul piccolo schermo non è l’inizio, ma la conferma di anni di lavoro ignoti allo spettatore.
Vonn: il sogno, il metodo
Lindsey Kildow, poi Lindsey Vonn, scoprì il suo sogno olimpico quasi per gioco. A 9 anni confidò al padre il desiderio di partecipare alle Olimpiadi 2002. Lui la prese sul serio.
Avvocato e appassionato di sci, ricostruì i percorsi di altre atlete che, partendo dai risultati di sua figlia, avevano raggiunto i Giochi. Carta e penna alla mano, raccolse dati, punteggi e traiettorie. Tracciò a ritroso — passo dopo passo — le milestone da raggiungere ogni anno, trasformando il sogno in progetto concreto.
Budget e visibilità: un progetto anche finanziario
Pur non vivendo in ristrettezze economiche, il padre capì che serviva una base solida. Affiancò alla programmazione sportiva una strategia di gestione del budget: photobook, contatti per sponsor, visibilità locale.
Quegli sforzi iniziali furono il preludio a grandi contratti con brand sportivi e partnership internazionali, incluso un noto energy drink. Un piano ambizioso che si dimostrò sostenibile nel lungo periodo.
2. Disciplina e semplificazione: costruire l’efficacia quotidiana
“Il successo è una conseguenza, non un obiettivo.” (G. Flaubert)
Lo slancio iniziale dato dall’entusiasmo permette sempre di prendere velocemente il largo, ma quando il viaggio attraversa acque profonde, non è il guizzo di un istante a condurre all’approdo desiderato. Occorre dedizione e metodo, il desiderio di applicarsi e affidarsi al piano tracciato, rivedendolo continuamente: perché un piano non è altro che un’idea, che strada facendo va continuamente arricchita, migliorata, integrata e aggiornata, solo così ci condurrà vicino al traguardo ambito.
Quando l’entusiasmo iniziale svanisce, l’inerzia può tradire. Le attività aumentano, i ritmi accelerano, e una minima deviazione chiede risorse extra per essere corretta. Anche nello sport: il contesto intorno all’obiettivo può far deragliare o alimentare la spinta interna.
Lindsey: la rivalità trasformata in carburante
Gli allenatori consideravano Lindsey una underdog: la rivale in squadra Julia Mancuso rappresentava il paragone scomodo. Quel discredito divenne benzina sul fuoco: più la sottovalutavano, più si caricava per dimostrare il contrario.
Trasformò l’invidia in metodo e la ferocia in disciplina. Si dedicò anima e corpo al lavoro — il suo unico terreno di dominio — e ottenne il successo.
Aksel: il piano essenziale
Per Aksel Lund Svindal, entrare nella nazionale norvegese richiese un contributo economico elevato. La famiglia lo sostenne, e lui ripagò presto la fiducia ricevuta.
Scegliendo la semplificazione, osservava, pianificava e agiva senza fronzoli:
- A scuola: per via dei suoi impegni sportivi si concentrava solo su solo ciò che riteneva cruciale, selezionava l’essenziale e poi si presentava agli esami.
- A casa: trovò un appartamento sulla linea ideale tra scuola, palestra e pista, riducendo al minimo i tempi di trasferimento.
Quella formula di “semplificare per resistere, ridurre per accelerare” divenne la sua forza.
E nel frattempo… la vita giocava a mescolare le carte. Proprio Julia Mancuso fu per un periodo la fidanzata di Aksel. Due vite intrecciate d’inverno, opposte d’estate: lei a surfare alle Hawaii, lui in Europa, a pianificare la stagione successiva. Una distanza geografica e di visione che, con il tempo, spinse la coppia a separarsi.
3. L’ultima scintilla: la gestione dei rischi
La mente è il vero pilota che può condurre a grandi traguardi, e un campione sofferente nel fisico lo sa bene. Prevedere gli ostacoli e riflettere su come superarli, immaginare soluzioni ai possibili rischi consente di agire con fiducia, pronti anche ad affrontare gli imprevisti.
Alla fine della loro parabola sportiva c’è ancora profumo di medaglie. Il corpo è logoro e gli infortuni hanno fiaccato il fisico. Ma un campione resta tale quando le risorse sembrano esaurite: è l’ultima scintilla, la mente che calcola e analizza.
I due non possono allenarsi come prima: al massimo 2–3 giri di pista al giorno, poi le ginocchia chiedono stop. Morale ed energia vacillano, ma il richiamo della medaglia è potente.
- Aksel sale in seggiovia e studia la pista da cima a valle, la percorre con lo sguardo mille volte, memorizzando ogni passaggio.
- Lindsey, ispirata dai consigli dell’ex compagna Picabo Street, visualizza la traiettoria ideale di discesa immaginandola come quella percorsa da una palla di neve che rotola lungo il tracciato: curva dopo curva, salto dopo salto.
Al cancelletto, l’ultimo asso si rivela: la mente guida il corpo, corregge in tempo reale i movimenti provati migliaia di volte. Via! Tagliano il traguardo: è medaglia.
E per Lindsey, rientrata nel 2024 fresca di protesi al ginocchio e a 40 anni, si riapre persino la strada verso una quinta Olimpiade, Cortina 2026, 24 anni dopo la prima.
Ecco: un project manager dovrebbe ispirarsi a questa concretezza.
- Leggere il contesto, prevedere i punti critici
- Preparare soluzioni di backup (piani B, C)
- Condurre il gruppo coeso e motivato fino al traguardo, rispettando tempi e obiettivi
Solo così si onora l’intento iniziale del progetto — ricordi il project charter, vero?
Conclusioni – Tra traguardi e inciampi: una metafora utile
Anche i progetti più brillanti non si giudicano solo dai successi, ma da come si gestiscono i momenti di rottura. Svindal e Vonn ci ricordano che la resilienza non è parola da slide motivazionale, ma pratica quotidiana fatta di pianificazione lucida, scelte essenziali e adattamento intelligente.
Per chi lavora su progetti vale lo stesso:
- Sognare in grande, ma pianificare con metodo
- Eseguire con disciplina, senza appesantirsi
- Prepararsi all’imprevisto, senza paralizzarsi
A volte basta cambiare prospettiva: smettere di chiedersi “come arrivo primo?” e iniziare a pensare “come reggo fino alla fine?”.
È lì che si gioca la differenza tra chi semplicemente parte… e chi davvero arriva.
Ogni progetto ci chiede qualcosa: lungimiranza, costanza, lucidità.
Saper riconoscere la leva giusta al momento giusto è ciò che distingue chi arriva al traguardo.
Bibliografia
Vonn, L. (2022). Rise. La mia storia. Mulatero editore
Svindal, A.L. (2021). Più grande di me. Un racconto autobiografico. Mulatero editore